ArteRoma

L'arte a Roma

Intervista a :

Giuseppe Giaquinto

Di Gioacchino Ruocco



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Opere

 

 

 

 

D: Nel rinnovarsi dei linguaggi espressivi avverte limiti al suo modo di esprimersi?

R: da quando ho sentito l'esigenza di trasferire sulla tela, sulla carta, sulla tavola o su qualsiaasi altro supporto, la necessità di esprimermi figurativamente ho sempre cercato di individuare tra le tecniche quella che mi era più congeniale e di mettere a frutto i suggerimenti e gli aiuti che mi pervenivano dall'ambiente e dall'osservazione delle opere del passato e di artisti contemporanei gia noti od affermati. La molteplicità dei linguaggi espressivi attualmente in campo, se da un lato permettono di sperimentare in tutta libertà, richiedono un loro approfondito studio per evitare di fare dell'improvvisazione un nuovo metodo di lavoro. Alla base di un buon risultato c'è sempre il rispetto delle regole che in pittura non si smentiscono mai neppure nei secoli e con le nuove tecnologie. Le soluzioni che vado cercando sono l'individuazione delle regole più rispondenti ai risultati che mi prefiggo di raggiungere e le tecniche che mi permettono maggiormente di abbreviare il segno e di condensare il contenuto in coloriture dal timbro mediterraneo.

D: Al di là del risultato formale qual'è il contenuto delle sue opere?

R: Da sempre ho preferito il paesaggio, perché non posso dimenticare di essere un uomo legato alle proprie contingenze. Se la realtà mi ossessiona, la pittura mi  permette di ricrearla diversa e con connotazioni dove è difficile rintracciare il disagio, la lotta, la sofferenza. Quando poi vedo gli altri che si fermano a considerare queste immagini trovo una ragione in più per continuare la strada intrapresa. Le ultime opere, più ariose, più squillanti nei colori incominciano a dare un senso di soddisfazione, non per il trguardo raggiunto, ma per lo stupore che sanno suscitare prima in me, che andando avanti negli anni scopro di avere dentro una gioia di vivere più vera e consapevole e che con il mio stupore si rispecchia negli altri, critici, storici ed amanti dell'arte. La poesia che contengono i miei quadri è quella che scaturisce dai fenomeni naturali, dagli appagamenti dei delle esigenze primordiali, dallo splendore della luce. Cercherò di portare sempre più la mia pittura verso un'espressività sincera e sentita.

D: Quando ha cominciato a sentire la pittura come mezzo indispensabile per esprimersi?

R: Fin da ragazzino ho avvertito l'urgenza di fare qualcosa che mi desse soddisfazione e mi facesse crescere nella considerazione degli altri. Quando ho incominciato a dipingere ho capito subito che era quello il linguaggio di cui servirmi per arrivare agli altri. E , oggi, quando dipingo mi sento perfettamente realizzato, libero da ogni condizionamento. Nelle immagini che trasferisco sulle tele cerco di riprodurre i sentimenti più autentici del mio sentire la vita. Domani forse ci saranno anche le idee.

D: A ben guardare le sue ultime opere sembra che esse contengono sentimenti ed idee in egual misura. Che la sua pittura sia diventata più matura e spettacolare?

R: Certamente, riflettendo su opere come "Ricordi" del 1996, dove il paesaggio e la figura sono rappresentati attraverso masse di notevole dimensioni e con colori squillanti, ma con tonalità basse ed opere come "Cromatismo mediterraneo",  "Natura morta in un paesaggio"  ed "Estate campana", solo per indicarne alcune del 1998 dove i colori sono più squillanti e le masse più piccole, sembra addirittura che le cose ci siano entrambe, in quanto gli elementi formati ed i soggetti rappresentati stanno li pronti a suggerirle, quando invece per le idee non intendo la denuncia di una fuga dalla realtà o i sentimenti che la rappresentano, ma un modo nuovo ed autenticamente personale di fare arte.

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